Lui & Lei
Vento di Maestrale
13.08.2025 |
210 |
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"Solo l’abbandono completo, il piacere di lasciarsi travolgere, e la consapevolezza che, da quel momento, nulla sarebbe più stato lo stesso..."
Vento di MaestraleIl vento di maestrale scivolava tra le stradine lastricate di pietra, portando con sé l’odore acre della legna appena tagliata. Dal cortile di casa, Maria osservava la collina: là in alto, tra querce e lentischi, si intravedeva la figura di Gavino, il giovane boscaiolo che da settimane scendeva al paese con il carico di fascine sulla spalla.
Era alto, con le mani dure di chi lavora la terra e il legno, e un silenzio negli occhi che pareva dire più di mille frasi. Quel pomeriggio, mentre lei riempiva la brocca alla fontana, lui passò accanto, sfiorandola appena col gomito. Un tocco breve, ma sufficiente a scaldarle le guance più del sole di maggio.
— Avete bisogno di legna, Maria? — chiese, la voce bassa, quasi un sussurro.
Lei annuì, fingendo di guardare altrove.
Poco dopo, lo vide entrare dal portone di legno, posando le fascine accanto al camino. La stanza profumava di mirto e fumo. Gavino si chinò per sistemare i rami, e Maria sentì il cuore martellare, senza sapere se fosse per l’imbarazzo o per quella strana, nuova inquietudine che le stringeva la gola.
Un passo, poi un altro: ora erano vicini.
Lui non la sfiorò, ma il suo respiro caldo arrivava fino al collo di lei.
Fu allora che Maria comprese: in un paese dove tutti vedevano tutto, il vero peccato non era un bacio rubato… ma il desiderio taciuto, che ardeva lento, invisibile, più forte di ogni fiamma nel camino. Maria abbassò lo sguardo, ma non si mosse.
La fiamma nel camino scoppiettava, e ogni crepitio pareva segnare il ritmo di quel silenzio carico. Gavino si chinò appena verso di lei, e il suo respiro caldo le sfiorò l’orecchio.
Le mani di lui, callose e forti, scivolarono lentamente lungo le braccia di Maria, fermandosi sui polsi come a trattenerla. Lei sentì il cuore batterle così forte da farle tremare il petto.
Fu lui a compiere il primo passo, avvicinando il volto fino a sfiorarle la guancia. Maria chiuse gli occhi: il profumo di resina e di terra bagnata riempiva l’aria, mescolandosi al calore crescente tra loro.
Un gesto, poi un altro, e la distanza si dissolse.
Le dita di Gavino le sfiorarono la nuca, sollevandole appena il velo scuro che portava sulle spalle. La pelle di Maria reagì con un brivido istantaneo. I loro respiri si intrecciavano, e ogni movimento era lento, misurato, ma carico di una fame che non si poteva più nascondere.
Fu un momento sospeso, dove non contavano più né il paese, né le regole, né il tempo. Solo il battito dei loro cuori e la promessa silenziosa di quello che stava per accadere.
Il legno del pavimento scricchiolò sotto i loro passi lenti. Gavino la guidò verso il tavolo di legno scuro, quello su cui Maria impastava il pane la mattina, ora trasformato in confine fragile tra il lecito e il proibito.
Maria si sedette sul bordo, sollevò la sottana, aprì le gambe ed agganciò Gavino. Le loro labbra in un unico corpo, le loro lingue intrecciate in uno scambio di umida saliva.
Lei sentiva ogni fibra del proprio corpo rispondere al contatto: il calore delle mani di lui, il peso dello sguardo, il respiro profondo che pareva scandire il tempo. La stanza era impregnata di profumi vivi: il fumo del camino, la resina che ancora si aggrappava ai suoi vestiti, l’odore salmastro che il vento di maestrale portava fin lì.
I loro odori arrivarono subito dopo.
Gavino si chinò, e il suo volto si fermò a un soffio dalla vulva di lei. Maria, senza quasi rendersene conto, si lasciò avvolgere.
Ogni gesto diventava più deciso: la lingua di lui assaporò prima le grandi e poi delle piccole labbra umide e cremose, le dita si intrecciarono, e i loro corpi si cercarono come se si conoscessero da sempre.
Maria non si trattenne ed innondò la barba del boscaiolo, colmandola di umore vaginale.
lo guardava mentre veniva e più godeva più gli teneva la testa premuta tra le gambe. Quando ogni goccia fuoriuscita dalla vagina di Maria venne leccata, lei gli prese la testa e lo bacio avidamente. Con ardore gli mise la mano sui calzoni sporchi dove sentì l'ardore del suo pene. Gli abbassò i pantaloni ed il grosso membro si eresse turgido al contatto con la mano. Lo accarezzò ancora per qualche attimo, per poi inchinarsi ed iniziare il suo primo fellatio. Il sapore acidulo è dolce la pervase, lo prese timidamente tra le labbra, lo scappellò e si lasciò guidare dall'istinto. Gavino in atti convulsi avvisò la sua amata del suo orgarmo, ma lei andò più a fondo e si lasciò invadere dalla dolce crema.
Il mondo esterno scomparve: restavano soltanto la luce calda del fuoco, il battito del sangue nelle tempie e un desiderio che li trascinava, inevitabile, verso un’unica direzione.
Ogni sfioramento, ogni carezza, era una confessione che non avrebbe mai potuto essere pronunciata ad alta voce.
Solo l’abbandono completo, il piacere di lasciarsi travolgere, e la consapevolezza che, da quel momento, nulla sarebbe più stato lo stesso.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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